Scuola, Alfieri: “Il sistema è iniquo”

Scuola, Alfieri: “Il sistema è iniquo”. Un giudizio netto, come sono nette e articolate le risposte di suor Anna Monia Alfieri. religiosa esperta del tema scuola, che ha accettato di rispondere alle nostre domande dopo l’altrettanto gradito intervento di Alessandro Pavanati sul nostro giornale a proposito dell’incontro l’8 novembre sul destino scolastico dei figli degli italiani.

1. Come mai avete deciso di organizzare questo incontro?

Con gli amici di UIL, desideravamo organizzare un evento rilevante per Milano, capitale di cultura, oltre che di economia. Soprattutto, abbiamo desiderato un convegno con protagonisti … “di tutti i colori” del mondo della scuola. Studenti compresi. Sintetizzo con le parole di Carlo Giuffrè, segretario UIL Scuola Lombardia: “La scuola è una comunità”. Dunque le voci devono essere molteplici.

2. Qual è lo stato del sistema scolastico italiano?

Il giudizio arriva dall’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel suo Rapporto Politiche efficaci per gli insegnanti: una prospettiva OCSE-PISA, reso noto a fine settembre. Il sistema scolastico è il primo fattore propulsivo di un Paese, sia a livello economico che sociale. In Italia, il sistema scolastico è iniquo: egualitario sulla carta, ma nei fatti non rimedia le differenze di partenza tra gli studenti legate al contesto familiare e sociale, anzi le rinforza. Il Rapporto mostra chiaramente che non tutti gli studenti hanno pari accesso a un insegnamento di alta qualità. Questa disuguaglianza può spiegare gran parte dei divari di apprendimento osservati tra gli studenti più favoriti e quelli svantaggiati. La possibilità di accedere all’educazione, infatti, rappresenta l’ago della bilancia dell’equità sociale. I dati raccolti dall’Ocse dimostrano come l’alta percentuale di abbandono scolastico in Italia sia chiaramente determinata dalle risorse economiche di cui dispongono le famiglie. Le famiglie più agiate tendono a scegliere le scuole pubbliche – paritarie e statali – migliori e seguono con più attenzione i loro figli. “Coloro che hanno la maggiore probabilità di andare male a scuola o di abbandonarla senza diplomarsi, molto spesso vengono da famiglie povere o di immigrati” (Ocse) Puntare sulla scuola per promuovere una crescita equa del Paese significa garantire uguaglianza proprio nell’accesso all’istruzione: questa uguaglianza di accesso, cioè una libertà senza preclusioni economiche da parte della famiglia di scegliere la buona scuola pubblica statale o paritaria, in Italia non c’è.

3. Quali possono essere le iniziative per migliorarla?

L’Italia spende male per l’Istruzione pubblica statale. Voci trasversali della politica, da Aprea a Fedeli, concordano. Ogni alunno della pubblica statale costa al contribuente 10.000 euro all’anno, con scuole che cadono a pezzi, docenti sottopagati e alunni dispersi o culturalmente azzerati… Tutto ciò, nonostante la sussidiarietà al contrario degli alunni delle paritarie che garantiscono ogni anno allo Stato entrate per più di 6 miliardi di euro. Infatti non costano nulla (500 milioni di euro a fronte dei 53 miliardi, per un decimo della popolazione scolastica) e in più pagano le tasse per la scuola pubblica che non frequentano. L’unico passaggio, di fatto, che la storia suggerisce a beneficio delle scuola pubblica italiana tutta è 1) l’individuazione del costo standard di sostenibilità per allievo nelle forme che si riterranno più adatte al sistema italiano, 2) la conseguente possibilità di scegliere, per la famiglia, fra buona scuola pubblica statale e buona scuola pubblica paritaria. Risultati: a) una buona e necessaria concorrenza fra le scuole sotto lo sguardo garante dello Stato; b) l’innalzamento del livello di qualità del sistema scolastico italiano con la naturale fine dei diplomifici e delle scuole che non fanno onore ad un SNI d’eccellenza quale è quello che l’Italia deve perseguire per i propri cittadini, c) la valorizzazione dei docenti e il riconoscimento del merito, come risorsa insostituibile per la scuola e la società, 4) l’abbassamento dei costi e la destinazione dell’economia ad altri scopi, magari non estranei al mondo della Scuola. Si innesca così un circolo virtuoso che rompe il meccanismo dei tagli, conseguenti a sempre minori risorse (perché sprecate) che producono a loro volta altro debito pubblico. Non illudiamoci che il Welfare possa sostenere altri costi; non a caso il Principio di Sussidiarietà, oltre ad avere una valenza etica, è anzitutto un principio economico prioritario. Europa docet.

4. Da questo governo vi aspettate attenzione sul tema dell’Istruzione?

Da ogni governo mi aspetto attenzione… soprattutto intelligenza e apertura mentale, priva di istinti ideologici… Sto aspettando.