Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra

Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra. Vista la grande confusione sotto il cielo, fosse per me proporrei come inno nazionale il geniale “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra” di Giorgio Gaber. Con “destra-sinistra”, Gaber smaschera infatti le contraddizioni e l’ipocrisia degli schieramenti a destra e sinistra e profetizza l’attuale perdita di senso delle etichette “destra” e “sinistra”, evidenziando la difficoltà di rimanere un individuo pensante senza farci opacizzare dalle mode e dalle etichette (“La massa”).

“L’ideologia, l’ideologia,
malgrado tutto credo ancora che ci sia
E’ la passione, l’ossessione della tua diversità,
che al momento dove è andata non si sa.
Dove non si sa. Dove non si sa”.

Il pensiero liberale è di destra
Ora è buono anche per la sinistra”

Ed è questo il punto.
Il liberalismo è di destra o di sinistra?
Di recente ho avuto una discussione con un amico “di sinistra”.
Alla mia obiezione relativa al fatto che la sinistra sostiene oggi politiche iper-liberali, lui cadeva dalle nuvole.
L’appartenenza allo schieramento “di sinistra” lo poneva infatti “automaticamente” dalla parte giusta. Per il solo fatto di definirsi tale. Anche quando la sinistra è apertamente liberal e completamente asservita ai dogmi del mercato (aperto e globalizzato) che schiaccia i salari, precarizza il lavoro e favorisce le grandi concentrazioni di capitale, esacerbando le disuguaglianze.
La sostanza delle cose sembra tuttavia irrilevante.
Messo di fronte ai fatti il mio amico fa spallucce. Non sa che pesci prendere, salvo poi, alla fine, ribadire fiero che lui è di sinistra, e quindi, come se ciò fosse logicamente consequenziale, dalla parte dei deboli.
Ma se la sostanza non conta, allora i “deboli” mi pare che rimangano largamente fregati.
Allora aveva ragione Gaber, quando stigmatizzava destra e sinistra finendo per ascrivere il collant alla sinistra e il reggicalze alla destra (“I collant son quasi sempre di sinistra/ il reggicalze é più che mai di destra”). Come è vero, santo cielo, che “Una bella minestrina è di destra/ il minestrone è sempre di sinistra”.
A questo si riduce il dibattito quando la sostanza non conta. E se la sostanza non conta allora si spiega anche l’infatuazione della sinistra per Joe Biden e la sua glorificazione per aver messo le figurine giuste in bella mostra. Musica giusta e colori giusti nell’outfit all’inauguration day; Kamala Harris, di colore e di origini indiane nel ruolo di vicepresidente, Jennifer Lopez che lancia il suo accorato appello in spagnolo (“Una nación indivisible con libertad y justicia para todos”,), la giovane poetessa afro americana che snocciola il suo poema di ventiduenne infarcito di slogan alquanto ingenui e frasi fatte.
Tutto il repertorio dei “più buoni” messo egregiamente in scenda in un’unica grande performance collettiva che fa innamorare folle di sinistri.
Ma la sostanza “dove sia non si sa”, avrebbe detto Gaber.
E così a performance finita, Biden, ha nominato Tom Vilsack, un corporate yes man, a capo del dipartimento dell’Agricoltura statunitense. Basti dire che Vilsack ha guidato il Dipartimento negli anni delle due amministrazioni Obama, contraddistinguendo il suo operato con politiche di netto favore per i colossi dell’agroalimentare a detrimento dei sostenitori del biologico, delle piccole aziende agricole, dei contadini e degli allevatori afroamericani. Durante il suo mandato ha approvato più organismi geneticamente modificati (ogm) di qualunque altro segretario all’Agricoltura nella storia del paese, molti dei quali sviluppati dalla multinazionale Monsanto, sino a guadagnarsi l’appellativo di Mr. Monsanto.
È presidente, inoltre, del Dairy export council americano (Usdec), che rappresenta gli interessi dell’industria lattiero-casearia e finanzia gli allevamenti intensivi e l’utilizzo di mangimi geneticamente modificati, con il dichiarato obiettivo di mantenere i prezzi pagati agli agricoltori al di sotto del costo di produzione per garantire il consolidamento di aziende agricole sempre più grandi.

“Tutti noi ce la prendiamo con la storia, Ma io dico che la colpa è nostra. È evidente che la gente è poco seria Quando parla di sinistra o destra.
Basta!”.
E’ proprio ora di dirlo.

Sarah Mosole

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