Majorino pubblica il programma, a destra si attende il Salvini dimezzato

Majorino pubblica il programma, a destra si attende il Salvini dimezzato. L’europarlamentare del Partito democratico si conferma come uno dei politici più accorti della scena milanese, terreno su cui mantiene una solida presa: mentre nel centrosinistra si discute del futuro di Giuseppe Sala, lui pubblica il programma della prossima giunta. Un testo condiviso sul suo profilo Facebook dove elenca temi e priorità che difficilmente potranno essere ignorati dal prossimo candidato sindaco. L’uomo bandiera è secondario se si sa già cosa bisogna fare e dire. Con Sala non ci sarebbero problemi: da sempre è un uomo senza temi. L’uomo simbolo della città del cazzeggio che per definizione è il nulla. Se invece la coalizione sosterrà qualcun altro, lei o lui dovranno confrontarsi con il programma di Majorino. Ma mentre Majorino pubblica il programma, a destra si attende il Salvini dimezzato. Il Capitano è sotto scacco, ma non tanto per i processi. La Lombardia è in crisi d’immagine ed economica e al Sud la Lega sembra tornata al percentuali minime. Ma la forza del salvinismo sono sempre stati i clamorosi risultati elettorali. Senza quelli, in tanti rialzerebbero la testa chiedendo una gestione diversa internamente e patti più equi con gli alleati. Dunque a destra si aspetta che vadano male le elezioni, ma è un piano fallimentare: si basa tutto sui continui sondaggi. Se ogni volta che c’è un’elezione significa un test per il governo, non ci sarà mai un governo stabile. Servono accordi chiari per arrivare in Parlamento con i numeri per governare, ma se ogni volta che si rinnova una Regione o una serie di Comuni cambiano i rapporti di forza, vuol dire che i patti stretti non valgono la carta su cui sono scritti. Ma la politica ha le sue regole, quindi sono tutti in attesa.
Ecco il testo pubblicato da Majorino:
MILANO TRA FAME DI FUTURO E
FUTURO DA FAME.
(Post lungo su elezioni e dintorni, con alla fine un appuntamento)
Da giorni si alternano pareri su quando Sala scioglierà la riserva oppure su quando debba farlo.
Non mi pare, quella dei tempi, una questione tanto dirimente, di certo non la più importante.
L’importante (ovviamente!) è che è alla fine si candidi….
L’urgenza non credo sia quella della “data”.
Oggettivamente c’è ancora un poco di tempo e ci sono enormi questioni quotidiane da gestire, in queste settimane (settimane molto ben “presidiate” localmente: la Giunta comunale sta facendo tanto).
Quindi come ha scritto Silvia Roggiani, la Segretaria del PD milanese, il Sindaco potrà prendersi il tempo che desidera.
La necessità semmai, uscendo dalle ritualità, è quella di discutere di quale MILANO SARÀ.
Le ricette immaginate nel pre-Covid, anche alcune grandi partite strategiche, non bastano più.
Lo tsunami c’è, ed è in corso.
Se questo è vero non basterà tirare avanti dicendo quel che si è fatto (tante cose di cui siamo stati in molti giustamente orgogliosissimi, intendiamoci).
Alcune chiavi di lettura, per la verità, proprio Beppe Sala le ha già offerte in alcune uscite pubbliche.
E le ha pure scritte nel (bel) libro che, sinceramente, non riporrei nel cassetto.
Penso, ad esempio, a come NON ritenere magicamente definita nel tempo la curva del LAVORO.
Anche Milano, per non girarci attorno, può ricevere sberle potenti sul piano degli occupati. E certamente su quello degli impoveriti.
Il dibattito sullo smart working, se posso, non va assolutamente relegato al passato.
Serve una città-laboratorio, capace di fare rete con le altre, che tenga insieme la trasformazione e quel che è offerto dal digitale e i diritti e la lotta alla precarietà (se non nella nostra città dove?).
O penso alla scommessa sulla lotta alle povertà.
A quella partita da giocare NON ritenendo che la logica compassionevole possa essere la chiave giusta.
Laddove invece servono più risorse pubbliche e grande innovazione perché le persone più fragili siano rese autonome (a tale proposito: l’obiettivo deve essere quello di non avere senzatetto nelle strade.
E di avere posti letto e appartamenti dignitosi. Dopo gli sforzi di questi anni è evidente che servono passi ancora più coraggiosi, un piccolo ma rilevante esempio potrebbe essere costituto da ciò che è stato fatto dal Comune con l’Hotel Michelangelo, durante la chiusura).
O alla questione ENORME della Casa, assolutamente per me il problema principale sia sul piano del costo irrisolto degli affitti che su quello della qualità dell’offerta pubblica, in una città dalla quale gli amministratori di ALER andrebbero cacciati a pedate (politiche, ci mancherebbe).
O ancora: salute e medicina territoriale per TUTTE (a proposito, ne parlavamo in questi giorni qua su fb, ma è mai possibile che i consultori sulla salute della donna siano stati tanto massacrati!?) e per tutti, e non solo per chi può pagare per superare le liste d’attesa (mi direte: la competenza su questi punti è della Regione.
Vero, ma come nel caso dell’ALER se la Regione è un disastro la città DEVE intervenire).
Sostegno alle famiglie e riorganizzazione dei servizi per l’infanzia (Milano ha una grande tradizione su questo terreno. Tuttavia sono troppe le famiglie smarrite in un periodo come quello che viviamo).
Scali ferroviari come enorme partita ancora in gran parte da re-inventare.
Città senz’auto (e per farlo serve un rilancio ancora più poderoso del trasporto pubblico di superficie).
Nuova offerta di politica culturale (come ha giustamente ricordato Filippo Del Corno, di recente).
E potrei proseguire citando alcuni aspetti trasversali a tante delle “cose da fare”.
Penso alla centralità dell’area metropolitana, dopo i fallimenti delle riforme fatte;
alla rivoluzione ambientale come chiave per interpretare lo sviluppo (e non come spunto per aggiungere qualche metro di verde).
E, inevitabilmente, all’utilizzo da parte di Milano delle risorse EUROPEE, innanzitutto quelle legate alla generazione di LAVORO.
-Partita tutt’altro che chiusa, ne scrive spesso Carmine Pacente dal punto d’osservazione dei Comuni –
Insomma lo sforzo che viene richiesto (a tutte e tutti: non solo al Sindaco o al Comune) è quello di definire una fase NUOVA ed è lo sforzo che le città sono chiamate a svolgere in questo tempo.
E non credo sia un caso, peraltro, quel che accade a livello internazionale, con i grandi Sindaci, tra cui Hidalgo, Sala, altre e altri, che spesso si confrontano su simili aspetti (attraverso C40 e non solo): le città sempre di più devono concepirsi in rete.
Vengo all’appuntamento: come “Casa Comune” realizzeremo alla fine di novembre (il 28 e 29) un grande momento cittadino di confronto.
Per far circolare idee, in modo positivo ed ambizioso.
Come ce ne saranno altri, nelle prossime settimane.
Lo prepareremo con tappe di avvicinamento, vi terremo aggiornati.
Alla città serve un bel salto in avanti in termini di creatività e, perfino, di fantasia, di FAME di FUTURO.