In difesa del ballo in strada a Milano

In difesa del ballo in strada a Milano. Qualcuno deve parlare in difesa dei ragazzi che hanno deciso di festeggiare questa fase 2, o fase uno e mezzo come è stata ribattezzata, perché è il momento di cambiare mentalità. Giusto bloccare tutto, giusto fermare le macchine perché schiantarsi tutti insieme in nome dell’economia era una corazzata potiemkin. Dopo due mesi però è il momento di cambiare il passo: possiamo ripartire e dobbiamo, anche a livello mentale. Con misura e prudenza, ma bisogna ricominciare a muoversi perché iniziamo a scivolare nelle sindromi da isolamento. L’economia riprenderà, perché tutti i paesi (anche quelli che facevano i superiori con i consueti corifei nostrani) hanno applicato la linea italiana. Ma la testa è più complessa del soldo. Allora viva i ragazzi che hanno ballato per strada: erano pochi, con le mascherine e distanziati. Probabilmente parte di quella generazione che viene munta come una vacca da quelle precedenti, quindi senza futuro. Sono rimasti in casa per salvare la vita di quelli che gli chiedono 500 euro per un posto letto in periferia tra gente in soggiorno obbligato, spacciatori e magari qualche ex bocconiano (nella lista uno pericoloso dovevamo citarlo). In questo paese sono tantissimi gli ultrasessantenni che vivono di rendita. E più si alza l’età, più si alza la quantità di “roba”, per citare Mazzarò, posseduta. Se gli affitti a Milano erano così alti è proprio perché si sapeva che qualche universitario da taglieggiare c’era. E a farlo non era la mafia, ma le famose persone per bene. Quelle che “alla sera non si esce più” e “non c’è più la Milano di una volta”. Gli stessi che taglieggiano i giovani, ma poi si scandalizzano se loro vogliono ballare lo stesso. Quelli che gli chiedono affitti immorali e si lamentano se poi i ragazzi hanno ancora voglia di vivere ballando e cantando nelle strade. Della Milano di prima dovremmo perdere tutti i taglieggiatori, frodatori fiscali seriali e moralizzatori con le chiappe altrui. Teniamoci i giovani che ballano in strada, distanziati, con le mascherine, senza soldi e futuro, ma ancora con una voglia di vivere che fa soffrire i loro stessi aguzzini. Solleviamoci per una volta in difesa del ballo in strada di Milano.