Perché le camere non si adoperano per creare un grande intergruppo parlamentare sull’educazione?

Perché le camere non si adoperano per creare un grande intergruppo parlamentare sull’educazione? Un momento di unità nazionale nel quale, tuttavia, i toni critici sono inevitabili. Soprattutto quando si tratta di ricostruire e curare un Paese ferito nella salute non solo fisica: vedremo nei mesi e anni a venire quali saranno gli strascichi di questo periodo, soprattutto nelle menti dei nostri bambini. Un periodo apparentemente immenso soprattutto per i più piccoli, per i quali anche pochi mesi rappresentano un tempo dilatato. Quella che purtroppo continua a mancare è la coscienza dell’esigenza di accettare un margine di rischio. Nell’attesa del rischio zero stiamo tenendo sospesi 8 milioni di studenti, cui serviva dall’inizio un’unica risposta: in un modo o nell’altro, della scuola come luogo fisico di crescita non farete a meno. Nel mondo in cui non si accetta più l’imprevisto, non c’è nemmeno spazio per abbattere steccati e ampliare orizzonti. L’Italia oggi ha bisogno delle 40 Mila scuole statali e delle 12 mila scuole paritarie per permettere agli 8 milioni di studenti di rientrare in classe a settembre. Gli spazi delle 12 mila scuole paritarie servirebbero a soddisfare le esigenze di buona parte degli studenti italiani. Perché il Governo non chiama questo patrimonio a raccolta, nella coscienza che se è a disposizione di tutti, la scuola può ripartire? L’idea dello stato paternalista è, purtroppo, talmente forte da mettere da parte l’esigenza educativa che si sta trasformando in un vero e proprio trauma generazionale. Andiamo al ristorante, ma i bambini mangeranno al banco con una lunch box. Le relazioni dei grandi non si toccano, quelle dei bambini possono aspettare. Come ricorda Maurizio Lupi, 850 mila studenti da sei mesi non hanno preso in mano un libro e a pagare la chiusura delle scuole sono stati i ragazzi più deboli. Nell’educazione è fondamentale il rapporto che si crea tra docente e alunno. Ma pare che l’unico pensiero sia per la didattica a distanza e il distanziamento sociale. Manca completamente il desiderio di considerare la tematica educativa nella sua interezza. Oramai la coscienza del problema, da parte dei cittadini, è completamente bipartisan. Perché le camere non si adoperano per creare un grande intergruppo parlamentare sull’educazione? Continuano ad essere giorni ed ore delicate, questi, come ci ricorda Suor Anna Moia Alfieri. “A quaranta giorni dalla riapertura della scuola è evidente che, se questa riparte, sarà a doppia velocità, per alcuni allievi sì e per altri no, in alcune regioni sì ed in altre no. L’Italia non può aspettare che il Movimento 5 stelle cambi nuovamente idea o perda i pezzi … Mossa intelligente sarebbe farsi da parte e consentire agli alleati e alle opposizioni di far ripartire la scuola”. Quali soluzioni? Secondo l’esperta di politiche scolastiche il Ministro potrebbe emanare una circolare affinché i vari Direttori generali dei singoli Uffici scolastici abbiano chiaro, entro fine luglio, il fabbisogno di aule e docenti per l’anno scolastico. Lo scopo è chiedere alle scuole paritarie che ne hanno la possibilità di siglare patti educativi che prevedano una collaborazione fra paritarie e statali nella quale vengano condivisi spazi e risorse, in modo tale da soddisfare le esigenze di tutti gli studenti, stabilizzando infine i docenti precari che sono in classe da più di cinque anni. Questo, ad esempio, sarebbe un modo agile e non ideologico per ripartire a settembre con una scuola efficiente, in sicurezza e a servizio di bambini e ragazzi. “Il Covid ci costringe ad un’astuzia della ragione – conclude Suor Anna Monia Alfieri – che pone l’Italia di fronte ad un bivio: dare autonomia alle statali, libertà alle paritarie e rendere finalmente il nostro un sistema scolastico integrato. Solo così la scuola riparte per tutti gli 8 milioni di studenti, altrimenti non solo non riparte per tutti, ma riparte a doppia velocità”. Attualmente, lo scenario di settembre è il presente: parte la paritaria per chi può pagare la libertà, perché godendo di autonomia può fare programmazione; partono le statali nelle aree geografiche più avvantaggiate; per gli altri il sistema scolastico non riparte. “Quindi da un sistema scolastico iniquo si passa ad un sistema scolastico ove il diritto all’istruzione è solo per qualcuno”.

 

Alessandro Pavanati