Sei giorni di follia a Crescenzago

Crescenzago

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Lo si era già detto altrove, ma le baby gang di Crescenzago (i ragazzi che si danno appuntamento alle Popo di Cre, le case popolari di Crescenzago nello slang) non erano un fenomeno destinato a sparire magicamente. E così, mentre eravamo tutti concentrati a capire chi potesse avercela con i gatti del gattile bruciato, o con le verdure nell’orto della baracca arsa o chi stesse invocando Baron Samedi con i sacrifici rituali di pesce e frutta, loro sono tornati. E stavolta non avevano affatto intenzione di scherzare.

All’inasprirsi della situazione del Covid, la rabbia, la noia, la sottile disperazione che sta diventando il marchio di questa generazione sono esplose. Sabato un gruppo di minorenni, riferiscono testimoni oculari, ha preso un’auto Enjoy, ha guidato in maniera spericolata per via Palmanova e via Rizzoli, terminando la bravata contro una rete di recinzione vicino la metropolitana. Poteva andare peggio. Poteva andare molto peggio.

Domenica e lunedì sono stati i giorni degli scippi. Le scavallate. Domenica, alle 18, è il turno di uno sfortunato ragazzo, a cui viene sottratto il cellulare. Dopo aver raggiunto alcuni buoni Samaritani nel cortile dei civici 13-45 lo sfortunato è riuscito a chiamare la polizia. La quale, recatasi a colpo sicuro alla metro di Crescenzago, ha rintracciato il telefonino e l’ha restituito al legittimo proprietario. Vista l’età dei coinvolti non sono state eseguite misure cautelari, come ci viene riferito da chi era là. Non altrettanto bene sarebbe finito uno scippo avvenuto lunedì sera.

Martedì riposo. O forse pianificazione, perché lo strano silenzio che copriva gli alberi e l’arena delle case popolari era rotto digitalmente su Instagram da una fitta corrispondenza, ispirata da un aspirante artista digitale. In particolare, il gruppo di ragazzini avrebbe deciso di ripetere mercoledì pomeriggio la bravata di quindici giorni fa in via Adriano, con passamontagna e scacciacani. Obiettivo: terrorizzare i residenti.

Mercoledì, però, quando la performance stava per iniziare, l’inesperienza è stata fatale ai minorenni. Che sono incappati in una retata della polizia. L’operazione però non è andata come programmato dalle forze dell’ordine, con un membro in borghese aggredito e gettato a terra dal braccio destro del capobanda. A quel punto, la questione è divenuta seria. I presenti sono stati divisi, fatti allineare, identificati e perquisiti. I responsabili del crimine, tutti o quasi Italiani, sono stati fermati e portati in centrale per le dovute procedure. Agli altri è stata impartita una solenne paternale. Di quelle che in questi tempi forse non vengono più distribuite con la generosità di un tempo.

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Giovedì mattina si è passati ad un controllo capillare di tutta la zona. Risultano essere state attenzionate anche le cantine ai civici 77 e successivi. L’operazione, condotta da agenti in borghese, è stata accolta con gioia dai cittadini. Quasi tutti i cittadini, almeno. È da capire come la rinnovata presenza delle forze dell’ordine sul territorio interagirà con quel tessuto ricco di varia e sofferente umanità sul lungo periodo. Fuori di poesia, come già detto, qui esiste un mondo parallelo che non ama i riflettori. E questi ragazzi hanno la pessima abitudine di portare tanta, troppa attenzione.

Gli effetti delle operazioni di polizia di sicuro non sono istantanei. Nella serata di giovedì è andata in scena la follia. Verso le 20 un ragazzo che tornava a casa è stato circondato, aggredito, gettato a terra e ha subito un tentativo di rapina da sei ragazzi con i cappucci delle felpe sugli occhi. Si è evitato il peggio solo perché tre coraggiosi residenti sono intervenuti in soccorso. Poche ore dopo è andato a fuoco un altro manufatto vicino al benzinaio. Sempre più vicino al benzinaio, occorre dire.

La situazione, ovviamente, non può che peggiorare in assenza di interventi definitivi. Quello che resta da capire è se gli interventi definitivi si possano davvero attuare.