Sfratti, a Milano salgono del 593 per cento in un anno

Lo ha messo nero su bianco il Ministero dell’Interno. Gli sfratti eseguiti con forze dell’ordine a Milano e provincia sono saliti del 593,9 per cento in un anno. Dai 410 del 2017 ai 2.845 del 2018. Per la prima volta da diversi anni il Viminale non ha pubblicato sul proprio sito il report “Gli sfratti in Italia – Andamento delle procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo”, ma solo inviato le tabelle suddivise per regioni e province ai sindacati inquilini che ne hanno fatto richiesta. Su tutta Italia il mercato privato degli affitti nel 2018 ha visto una leggera diminuzione nei numeri del disagio abitativo: oltre 56 mila sentenze di sfratto (- 6,17 per cento) di cui il 90 per cento per morosità. Più di 118 mila le richieste di esecuzione presentate da ufficiali giudiziari e oltre 30 mila gli sfratti eseguiti con forza pubblica (- 5,56 per cento. Con Milano in controtendenza rispetto al dato nazionale assieme ad altri 34 capoluoghi di provincia. “Meno sfratti e più sfrattati” dice Stefano Chiappelli, coordinatore regionale del Sunia-Cgil. “Ala riduzione delle sentenze e delle richieste di esecuzione – dice il sindacalista – non segue una diminuzione degli sfratti eseguiti quindi non si può parlare di inversione di tendenza: gli sfratti per morosità sono il 90 per cento del totale quindi esiste una difficoltà a sostenere gli affitti e l’Istat ci dice che nelle grandi aree metropolitane il canone incide sul 40-50 per cento dei redditi di una famiglia media”.

L’incremento “mostre” sul capoluogo lombardo potrebbe essere peggiore della fotografia scattata dal ministero. Quel +594 per cento riguarda solo il mercato degli affitti e non tiene conto degli allontanamenti volontari di chi esce di casa prima dell’arrivo delle forze dell’ordine e degli sfratti riferiti alla perdita di proprietà per debiti, generalmente con le banche. “Per gli spossessamenti – spiega Leo Spinelli, segretario lombardo del Sicet-Cisl – esiste un sistema diretto introdotto dal governo Renzi che non prevede il passaggio attraverso l’ufficiale giudiziario con relative tempistiche. C’è un curatore della procedura che chiama direttamente la forza pubblica, caserma dei carabinieri o commissariato”. Anche sulle nuove sentenze emesse a Milano (2.566) e le richieste di esecuzione inoltrate nel 2018 (19.430) “pesa” l’assenza dei comuni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo che per ragioni organizzative ricadono sotto il tribunale di Monza. Si tratta di 2 degli 800 comuni in tutta Italia considerati ad “Alta Tensione Abitativa” in base alla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) del 13 novembre 2003. “Sono di più gli sfratti in provincia che non nel capoluogo” dice Spinelli parlando di “dato polarizzante”, perché “a Milano si stipulano meno contratti in proporzione visto che i prezzi delle grandi aree metropolitane sono troppo elevati e le persone si spostano”.

Per parlare di disagio abitativo è comunque limitante guardare solo al dato sugli sfratti o sulle nuove sentenze emesse di anno in anno. “A volte ci sono problemi di contabilizzazione ed è probabile che i 410 sfratti con polizia del 2017 fossero sottostimati” spiega il segretario del sindacato inquilini Cisl, che invita a considerare un sintomo della situazione anche “la riduzione dei contratti di locazione” e “l’aumento delle famiglie in graduatoria per la casa popolare che sono 65mila in tutta la Lombardia e 26mila solo a Milano”. Cifre che andranno riviste nei prossimi mesi perché a giugno è entrato in vigore il nuovo regolamento attuativo per la riforma dell’edilizia pubblica del Pirellone che obbliga Comuni e enti gestori di case popolari a riformulare da zero le proprie graduatorie.