De Corato: 51.400 clandestini in città si attivi il CPR di via Corelli

De Corato: 51.400 clandestini in città si attivi il CPR di via Corelli“Dal 26 settembre ad oggi i lavori sono proseguiti. La struttura, quindi, è ora pronta per essere impiegata come Centro di Permanenza per il Rimpatrio, proprio come ha recentemente confermato anche il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Per buona pace della Giunta e della sinistra radicale“. Lo ha dichiarato l’Assessore alla Sicurezza di Regione Lombardia, dopo avere svolto un sopralluogo al CPR di via Corelli.

“Questa notte, in occasione della mia visita al centro, le vie di Milano sono state tappezzate, con manifesti riportanti la scritta ‘ALT! LAGER DI STATO IN VIA CORELLI’, dagli stessi anarchici che avevano già cercato di incendiare la struttura lo scorso 9 luglio con il lancio di torce. – ha reso noto De Corato – Quello che, ancora una volta, stupisce è che questi manifesti riportino esattamente gli stessi concetti utilizzati dall’assessore alle Politiche Sociali di Palazzo Marino che, lo scorso settembre, ha definito il CPR ‘luogo di segregazione’. Proprio per domani, come tutti i giovedì, in piazza della Scala, è previsto il solito presidio dei centri sociali contro i Cpr che si svolgerà, come sempre, nel silenzio del sindaco Sala“.

“La struttura – ha aggiunto De Corato -, che potrà ospitare 140 persone in attesa del rimpatrio, è pronta ad essere utilizzata. Dispone infatti di materassi, oltre che di porte taglia fuoco, control room funzionante, sistema di anti intrusione dal tetto, barriere a raggi infrarossi, quattro garitte esterne e due interne.  Considerato che, secondo i dati Orim e Polis Lombardia, nell’intera Città Metropolitana di Milano il numero di clandestini presenti è passato da 48.900 del 2018 a 51.400 del 2019 e che i lavori alla struttura, dal costo di un milione e mezzo di euro, sono ormai terminati da tempo, cosa si aspetta a passare dagli annunci di apertura ai fatti? Sono pronto a presentare una denuncia alla Corte dei Conti per false spese nel caso in cui la struttura non venga aperta al più presto, col conseguente rischio di deperimento della stessa. Ad oggi – ha concluso De Corato- il CPR attivo più vicino è quello di Torino che implica, per i trasferimenti degli immigrati da espellere, un dispendio di risorse, tempo, uomini e mezzi“.