Il referendum distrugge gli schieramenti politici

Il referendum distrugge gli schieramenti politici. E Luigi Di Maio dimostra una volta di più di essere ben più del “bibitaro” che gli affibiano come insulto anche quelli che del popolo dovrebbero aver rispetto: con questa mossa potrebbe vincere una grande battaglia del Movimento 5 Stelle, ma anche se perdesse ha costretto tutta la politica italiana a interessarsi all’agenda stabilita da lui. Inoltre alleati e avversari si sono spaccati: Giorgia Meloni e Matteo Salvini hanno detto di essere a favore del Sì, ma molti nei loro partiti hanno espresso un’opinione opposta. Ad esempio nella Lega è stato niente meno che Giancarlo Giorgetti, numero due dei salviniani, ad affermare che voterà No. E nel Partito democratico l’aria non è meno agitata: c’è chi è pro e chi contro. Dichiarazioni ufficiali che si incrociano a raffica, incasinando del tutto le idee di chi cerca risposte dai partiti di riferimento. A questo si aggiungono le martellanti campagne di stampa per tirare la volata al No: tutto il mondo che conta (e che paga i giornali e televisioni) spera che Di Maio fallisca il colpo. Una riedizione del referendum renziano: amici e nemici si misero insieme per affossare l’ex premier, perché in Italia vale sempre la regola che le persone preferiscono far perdere qualcuno invece che impegnarsi per vincere. Una sorta di gara al ribasso che punta ad abbattere chi riesce a emergere. Questa volta però Di Maio ha piazzato un bel colpo infatti il referendum distrugge gli schieramenti politici. Nessuno ha il coraggio di mettersi ufficialmente contro l’idea di tagliare i costi della politica. Anche i pochi che hanno sottolineato come in realtà i meccanismi farraginosi del Parlamento non vengano intaccati non trovano molte orecchie disposte ad ascoltare: in Italia si odia sempre chi guadagna più di noi stessi. Invece di pensare a come cambiare la propria situazione, si preferisce sempre trovare il modo di peggiorare la condizione altrui. Così grufoliamo tutti nello stesso fango.