Delirio a Piacenza? Sindacalisti accusati di tentare di migliorare la vita lavorativa degli operai

Delirio a Piacenza? Sindacalisti accusati di tentare di migliorare la vita lavorativa degli operai. Sembra assurdo, ma è scritto nero su bianco. Gli aderenti al SI COBAS hanno proclamato una serie di scioperi duri per ottenere migliorie dei contratti. E hanno combattuto come una volta, quando la polizia manganellava di brutto. Quando il sindacalista se ne sbatteva di prendere una denuncia o delle minacce del datore di lavoro, perché c’era solidarietà sociale. A quanto pare di italiani italiani se ne sono rimasti pochi a combattere così, perché pure gli operai si sono imborghesiti, hanno persino votato quelli come Renzi lasciandosi convincere che il problema dell’Italia fossero i contratti che non si potevano cancellare con un colpo di penna. E stranamente ora per vivere hanno bisogno dei sussidi statali. Perché nonostante questo meraviglioso mondo mondialista e libertario che i topolini hanno aiutato a costruire, stranamente gli imprenditori hanno preferito delocalizzare il lavoro dove possono pagarlo 200 ero al mese. Senza contare le norme sull’inquinamento e quei fastidiosi diritti sociali di cui è piena l’Europa. I governi si sono auto evirati seguendo l’esempio dei lavoratori, con il risultato che a difendere quel poco che resta del concetto di lavoro ci sono gli africani. O italiani di origine africana. Perché nelle, a tratti surreali, oltre 300 pagine in cui si elencano i capi di imputazione a carico di sindacalisti che svolgevano il loro lavoro, i nomi sono quasi tutti stranieri. Meridionali che lo rivendicano fieramente “sono meridionale non ho niente da perdere!” urla Fulvio a uno che una volta sarebbe stato chiamato crumiro. E tanti africani. Gente ancora viva dentro, con famiglie a cui pensare e un’idea di cosa voglia dire combattere per i propri diritti. Non bastano qualche camionetta o le minacce dei datori di lavoro. Non si accontentano di picchettare. Organizzano pure concerti per far “entrare nel cuore di Piacenza” la protesta. Hanno una rete, hanno idee e senza paura combattono per esse. Persino in un’Italia dove impedire l’entrata o l’uscita di un automezzo dalla fabbrica semplicemente non arretrando è un reato con l’aggravante “di averlo compiuto in più di 5 persone”. O di aver manifestato senza prima aver avvertito il Questore. Delirio a Piacenza? O delirio in Italia? Perché in questa fottuta ossessione di essere certi di poter instagrammare queste inutili vite da pezzenti ai piedi dei palazzi dei ricchi sembra aver cancellato il senso delle cose importanti. Se vogliamo eliminare i sindacati possiamo anche parlarne, per carità. Tanto abbiamo già chiesto che ci fossero tolti i diritti a morire, a non vaccinarsi, a nuotare dove ci pare, a nutrirci nei boschi salvo licenza, a pescare salvo licenza, a vivere in generale come preferiamo. Tutto deve essere autorizzato, come hanno dimostrato due anni di pandemia in cui è diventato illegale di fatto manifestare. Perché è pericoloso, dicevano. Come i sindacalisti di Piacenza che si fanno pestare pur di avere contratti decenti, dicono. A noi sembra più pericoloso chi ha coordinato le indagini, se così vogliamo chiamarle.