Festeggiamo il 25 aprile liberandoci dalle menzogne

Festeggiamo il 25 aprile liberandoci dalle menzogne. Vi prego, cari manovratori o aspiranti tali. Se il 25 aprile resta la festa nazionale della liberazione, usiamolo anche per sollevare le nostre spalle della retorica della menzogna. Quali? Iniziamo un breve elenco. La prima è quella costante che viene rifilata al popolo, da sempre trattato dallo Stato come se fossimo tutti uguali ai ritratti firmati da Alberto Sordi e Checco Zalone. Molti italiani non sono così e sono stanchi di essere trattati come un gregge, invece è così e non solo nelle chiese: l’ultimo esempio è l’esecutivo Conte che ha deciso di non diffondere il rapporto in cui erano riportati gli scenari possibili della pandemia. Hanno secretato, cioè nascosto, la parte in cui si diceva che potevano esserci 6-800mila morti. Il motivo: non spaventare la popolazione. Il risultato è che ora la popolazione è terrorizzata, perché ha realizzato che lo Stato una volta in più ha mentito. Caro Conte, caro Mattarella, è il momento di smetterla. Certo rischiate di avere meno potere, perché un popolo consapevole è molto meno controllabile, ma siamo una nazione civile non vi impiccheremo solo perché smettete di mentire. E a proposito di popolo consapevole, ecco una seconda menzogna: oggi si parla del MES e della Grecia, ma sul trattamento riservato alla Grecia dovremmo avere la decenza di tacere, perché siamo parte degli sciacalli che hanno distrutto il futuro del popolo greco. Tutti parlano dei tedeschi e dei cinesi che si sono comprati porti e aeroporti, ma chi pensate che abbia preso le ferrovie? Quindi per favore, basta menzogne. E a proposito dei cinesi e della nuova Via della Seta, c’è un’altra balla clamorosa: non rischiamo di vendere i nostri porti ai cattivoni cinesi, lo abbiamo già fatto sia in Liguria che a Trieste. E non è per niente una notizia nascosta, basta leggere i comunicati ufficiali dello Stato, degli enti pubblici italiani e cinesi. Le notizie sono pubbliche, ma si agita lo spettro dei cinesi che ci comprerebbero. Altra balla clamorosa a proposito dei cinesi: “si sono comprati pezzi della nostra economia”. E già, come se glieli avesse venduti Babbo Natale. Se in tanti italiani hanno ceduto alle offerte iniziali, sempre molto alte, non è mica colpa dei cinesi che hanno avanzato le offerte. A Milano è successa la stessa cosa: il cartolaio di turno ha visto una valigetta di soldi e ha realizzato il sogno dell’italiano medio. Accumulare un gruzzoletto e smettere di lavorare, peccato che i cinesi sanno benissimo che la vera ricchezza è il controllo dei mezzi di produzione della ricchezza stessa: se hai un negozio o un’azienda incameri soldi. Se hai soldi in banca, pian piano li erodi e basta. Quindi all’inizio offrono tanto perché sanno che poi recupereranno i soldi nei decenni. E i soldi glieli prestano le famiglie, motivo per il quale poi si ammazzano di lavoro: devono restituire il prestito ai loro amici e parenti. Quindi se “hanno comprato pezzi della nostra economia” è perché hanno legami, mentre in Italia vige la legge “dell’importante è che non vincano gli altri”. L’invidia sociale permanente che gioca sempre al ribasso che infatti perde con chi invece ha legami sociali così solidi da reggere a migliaia di chilometri di distanza. Però è meglio veicolare la balla della comunità straniera che subdolamente compra pezzi della nazione indifesa. Così da dividere ulteriormente le persone. E’ il momento di liberarci delle menzogne. E lo Stato in questa operazione di Liberazione potrebbe avere un grande ruolo. Sono talmente abituati a mentire che dicono di aver stanziato centinaia di miliardi, poi si scopre che sono calcoli sull’effetto leva: cioè io ti do dieci euro, ma secondo i miei calcoli li userai così bene da trasformarli in mille euro. Oppure, vado dalle banche e gli dico che possono prestare più soldi di prima perché garantisco io una parte dei soldi. Poi però scopri che vale solo per alcuni, casi molto molto particolari e chiaramente se hai i conti in ordine, se di fatto hai già i soldi, ecc. Quindi per favore governanti, basta menzogne: se mettete sul piatto un miliardo. E’ un miliardo, non cento. Basta vendersi anche il lavoro altrui come vostro risultato. Continuare a raccontare balle crea un diffuso clima di sfiducia sociale. Quando si è scoperto il rapporto secretato, Mattarella e Conte hanno perso la fiducia di tutti quelli che avevano apprezzato non solo il decisionismo nell’emergenza, ma la linea di dire sempre la verità. Ora sappiamo che avete mentito e prima o poi capirete la gravità di ciò che avete fatto. Lo Stato dovrebbe abbandonare l’atteggiamento paternalistico verso gli italiani. Siamo grandi abbastanza, possiamo e vogliamo vivere nel mondo reale. Non in questo baraccone di menzogne che avete creato. Festeggiamo il 25 aprile liberandoci dalle menzogne, almeno quest’anno.