Continua la polemica sul concorso per il Museo del Novecento

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Continua la polemica sul concorso per il Museo del Novecento. Oggi infatti pubblichiamo una lettera di risposta inviata da un professionista alla responsabile della Direzione Urbanistica del Comune. Una missiva in cui si contestano le risposte fornite da Palazzo Marino sul concorso cambiato in corsa perché la passerella tra i due edifici affacciati su piazza Duomo è stata esclusa a pochi giorni dalla scadenza. Una discussione che però pare non finita visto l‘ultimo intervento dell’assessore Del Corno. Noi intanto riceviamo e pubblichiamo volentieri la lettera di Peter Vetter:

Gentile Simona Collarini,
La ringrazio molto per la sua risposta dettagliata alla mia lettera del 13.3.2021. Purtroppo, lei non mi ha convinto affatto, soprattutto su due punti:
Uno è il cambiamento dell’obiettivo della competizione durante lo svolgimento dello stesso concorso. Questo sarebbe, mi permette di usare un esempio banale, come se un arbitro cambia le regole del gioco al 72° minuto di una partita. Allo stesso tempo si deve anche dire che la Sovrintendenza è stata coinvolta nella stesura del bando e quindi ha avuto tutte le possibilità di presentare le sue idee in tempo utile e una correzione così tardiva non segue nessuna logica. Quello che è successo qui corrisponde a ciò che l’espressione inglese “no go” descrive perfettamente.
Il secondo aspetto è quello dell’indipendenza della giuria, un attributo assoluto per un concorso che cerca soluzioni innovative e che è a mio avviso l’obiettivo di un tale concorso! Il fatto che il cliente domini la giuria non corrisponde in alcun modo alle norme internazionali e per quanto mi risulta, è richiesto anche dall’Ordine degli Architetti Italiani.
Non è mia intenzione avere semplicemente ragione o fare polemica, ma spero che le mie critiche convincano l’amministrazione di Milano ad essere in futuro un po’ più generosa, più professionale, per non dire un po’ meno provinciale, nel trattare gli appalti internazionali come il concorso per il Novecento.
Cordiali saluti,
Peter Vetter