Rotondi: Forza Italia non è finita

Da Agenpress. Intervista esclusiva all’On. Gianfranco Rotondi vicepresidente dei deputati forzisti.

D) Onorevole Rotondi, il voto in Umbria ha evidenziato la drastica discesa del consenso politico di Forza Italia, che si attesta solo al 5%, nonostante facente parte della coalizione vincente. Quale scenario si profila, a suo parere, per Forza Italia? E’ concorde con coloro che affermano la sua fine politica?

R)Anche in politica nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma: Forza Italia non è finita, ma da Partito cardine del centrodestra diventa una piccola formazione di centro di copertura alle destre sovraniste.

D) Secondo il parere di alcuni opinionisti assistiamo oggi alla mancanza di un reale progetto politico che guidi l’agire di chi governa attualmente l’Italia. E’ come se si affidasse tutto all’improvvisazione e alla fatalità delle circostanze favorevoli. Il sensazionalismo sembra essere il principio ispiratore dell’agire politico. Siamo di fronte, per caso, ad una crisi valoriale della vita politica?

R) Sensazionalismo è una parola che spiega la tendenza della politica italiana a fabbricare ogni giorno una notizia: non si vive più di ideazione ma di comunicazione; giungiamo all’estrema conseguenza di politici che si impadroniscono dei fatti di cronaca per cavalcare le onde di emozione popolare.

D) Come e in che modo si può contrastare la sempre più crescente affermazione del sovranismo in Italia e quali timori può suscitare nell’animo dei moderati?

R) Il rimedio è la cultura. I nostri giovani rappresentano la seconda generazione disinteressata alla politica, quelli che hanno la mia età sono la prima. Io ero un’eccezione, i miei coetanei già si interessavano poco di politica, i loro figli ancor meno. I nostri nonni erano poco istruiti, vedevano tutti assieme la Tv al bar, ma discutevano, approfondivano, capivano la politica. Oggi la politica è separata dalla cultura e dunque dall’ideazione, dal progetto. I  nostri vecchi si sarebbero fatti una risata di fronte al racconto della migrazione come causa dei nostri problemi.

D) E’ concorde con coloro i quali sostengono che lo strepitoso successo di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni in Umbria possa intaccare, in modo rivelante, l’ormai discussa stabilità politica dell’attuale Governo? Sono prossime le elezioni politiche?

R) Il mondo è pieno di governi che perdono le elezioni di medio termine.

D) Si parla tanto dell’imminente nascita del Movimento dei Sudisti, a cui viene associato il suo nome. Le chiediamo di voler chiarire ai nostri lettori se Lei è veramente l’esponente politico deputato alla guida di tale Movimento. Si afferma anche che il Movimento dei Sudisti ha un suo progetto politico fortemente rilevante, in quanto si prefigge lo sviluppo dei territori del Sud Italia, in armonia con lo sviluppo dei territori del Nord Italia, sia sul piano economico-sociale, sia sul piano della loro rilevanza politica.

R) Ho l’abitudine di ascoltare, poi di parlare. Sono venuti da me amici di grande profilo intellettuale, mi hanno esposto un disegno affascinante, gli ho dato alcuni consigli. Cosa potrà nascerne? Non lo so. Il Sud è una miniera a rischio esplosione, il voto al Movimento Cinquestelle è stata l’ultima mediazione con la politica. Ora si rischia il ribellismo in un territorio in cui la parola “secessione” ha una potenzialità di rischio superiore alle antiche minacce di Bossi.

D) Si afferma, da più parti, che il Sud Italia non intende più delegare, come storicamente si è verificato, ai partiti politici esistenti la sua rinascita economica, dopo aver constatato che essa è stata drammaticamente elusa. Condivide l’opinione secondo cui la questione meridionale, mai risolta, possa trovare nello stesso popolo meridionale il suo vero paladino per realizzare sostanzialmente, e non a parole e solo sulla carta, l’unificazione italiana?

R) Il Sud ha bisogno di una scossa e di una vera politica. Non serve recriminare, bisogna partire dalle cose concrete: i servizi sanitari sono gli stessi al Nord e al Sud? Decisamente no. Si dice che la colpa è dei politici che hanno fatto clientele sulla sanità meridionale. Puó darsi, ma il conto lo devono pagare i cittadini? E’un tema. L’altro è la disoccupazione. Una volta lo sbocco era il posto pubblico, ricercato dai meridionali e scansato al Nord. Poi si è criminalizzata quella impostazione, ma è forse meglio il Reddito di Cittadinanza? Non sarebbe meglio riservare al Sud spazi nel turn-over pubblico in luogo del sussidio sul divano?