Ubi-Intesa, la dura lettera di Giorgio Jannone

Ubi-Intesa, la dura lettera di Giorgio Jannone. Lui è presidente dell’Associazione azionisti Ubi, nonché ex deputato di lungo corso di Forza Italia e ex ad delle cartiere Pigna. Il 29 maggio ha spedito una missiva (di cui l’Osservatore è in possesso) ai vertici e al comitato di controllo della banca con contenuti molto pesanti. Premessa: il tema di cui si discute è l’offerta che banca Intesa ha avanzato per comprare UBI banca. Tecnicamente si chiama Offerta PUbblica di Scambio (OPS) e in questo caso funziona così: Intesa ha offerto 17 azioni di Intesa per ogni 10 azioni di UBI. A livello economico non si spostano soldi, ma azioni dunque.

Torniamo alla letta di Jannone: secondo i fatti messi in fila da Jannone, il consiglio d’Amministrazione, e in particolare l’ad Viktor Massiah, potrebbero aver commesso reati come false dichiarazioni al mercato. Come? E’ tecnico ma proveremo a spiegarlo: in primo luogo il piano industriale di UBI banca è l’unico che non sembra prevedere scossoni a causa del Covid19. Un fatto singolare perché tutti gli altri istituti d’Italia e non solo hanno previsto di subire perdite, rallentamenti, insomma hanno almeno ipotizzato i danni all’economia causati dalla più grave pandemia del secolo. Ubi no. E fin qui potrebbe essere una scelta o una dichiarazione di incredibile solidità. Ma, come ricorda Jannone, poco tempo dopo i vertici della banca per difendersi dall’OPS di Intesa hanno invocato la “Condizione Mac” a causa del Covid19. La “Condizione Mac” in sintesi è un jolly che una banca può giocarsi per fermare un tentativo di attacco (così viene interpretata l’offerta di Intesa) se dichiara di essere molto in difficoltà. Ma a questo punto, dicono gli azionisti, delle due l’una: o UBI è così sana che non prevede nemmeno scossoni dal Covid, oppure è in difficoltà per il Covid. Sono ipotesi opposte, dunque non possono coesistere. E qui veniamo agli ipotetici reati: se è vera la seconda, sono state fornite informazioni false al mercato sul bilancio UBI. E qui Massiah rischierebbe grosso da Consob e non solo.

Tra l’altro sembra essere proprio Viktor Massiah l’obbiettivo degli attacchi degli azionisti. Il presidente Letizia Moratti invece sembra essere l’unica a salvarsi nella lettura dei fatti proposta da Jannone, mentre il resto del management no. Ora bisogna vedere come reagiranno gli organismi come Consob alla lettera di Jannone. Ma su UBI-Intesa, la dura lettera di Giorgio Jannone difficilmente passerà inosservata.