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A Bergamo si cerca di chiudere l’era Covid

A Bergamo si cerca di chiudere l’era Covid. Perché dell’inchiesta che coinvolge mezza classe politica italiana si può facilmente prevedere che non se ne farà nulla. Al massimo una tirata d’orecchi come per il sindaco Sala, l’unico sindaco di una grande città italiana condannato per aver truccato delle carte ancora al suo posto. Fontana si è confermato presidente della prima regione italiana, Conte si è confermato presidente di una consistente forza parlamentare. Il comitato di esperti come Locatelli godono della protezione dei palazzi romani perché sarebbe difficile trovare persone con curricula paragonabili. E poi se sono colpevoli loro, lo sono pure tutti quelli che hanno firmato i provvedimenti in Parlamento. Dunque forse l’unico che rischia di diventare l’agnello sacrificale è Giulio Gallera. L’ex assessore al Welfare era già in bilico per la questione elezione, perché su Milano Forza Italia è quasi del tutto in coma irreversibile. E già nel pieno della pandemia Fontana aveva scaricato lui come assessore insieme a una buona parte dei disastri lombardi. Dunque ora Gallera è l’unico che rischia davvero. Sarebbe il giusto sacrificio a un’opinione pubblica che non ha dimenticato i suoi morti e certe uscite che definire infelici è quanto meno educato. Ma dipenderà dai giudici. Perché ora a Bergamo si cerca di chiudere l’era Covid, inutile nasconderlo. Quello è il senso dell’inchiesta. E sembra che nessuno abbia intenzione di riprodurre la patetica tradizione italiana di processi che durano 60 anni. Chi è sopravvissuto al Covid, vedrà.

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Monsignor Delpini positivo al covid

Dopo avere effettuato un tampone in vista del viaggio in Camerun in programma da oggi al 21 luglio, ieri l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, è risultato positivo al Covid-19 e ha quindi iniziato il periodo di isolamento nei termini previsti dalle normative vigenti. Lo rende noto l’Arcidiocesi aggiungendo che il viaggio in Camerun – pensato in particolare come momento di incontro con i missionari fidei donum della Diocesi e con le loro comunità – è stato rinviato a data da destinarsi. ANSA

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Lombardia: primo giorno del 2022 senza morti per covid

Con 30.092 tamponi effettuati è di 4.672 il numero di nuovi positivi al Covid registrati in Lombardia, con un tasso di positività in discesa al 15,5% (ieri era al 16,4%). Il numero dei ricoverati è in calo nelle terapie intensive (-1, 19) e in crescita nei reparti (+19, 493). Nessun decesso segnalato per la prima volta nel 2022, il totale delle vittime da inizio pandemia resta fermo a 40.691. Per quanto riguarda le province, a Milano sono stati segnalati 1.810 casi, a Bergamo 259, a Brescia 364, a Como 319, a Cremona 133, a Lecco 193, a Lodi 102, a Mantova 151, a Monza e Brianza 476, a Pavia 221, a Sondrio 49 e a Varese 388. ANSA

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Nella giornata internazionale dell’infermiere ricordiamo le vittime del Covid

Nella giornata internazionale dell’infermiere ricordiamo le vittime del Covid. Perché a causa della guerra e dei conti che non tornano si sta già profilando la tendenza generale all’oblio. Pochi mesi fa ancora tutti invitavano a fare qualcosa per chi era morto in corsia cercando di salvare più vite possibili. Era già passato il momento degli “eroi”, ma ancora si ricordavano che in tanti erano accorsi per quattro soldi e tante pacche sulle spalle a mettere una pezza a quella ipotetica macchina perfetta che era la sanità lombarda. Ora sono in pochi a ricordare, perché l’emergenza è passata e improvvisamente i contratti dignitosi non sono così importanti. Quindi quelli scaduti sono scaduti e nessuno si è preoccupato di rinnovarli. Altri hanno tentato persino di peggiorarli. Perché passare da un complimento a uno scippo è un attimo. Noi invece vogliamo ricordare chi nel momento del bisogno si è offerto di coprire i buchi della trincea, così come ricorderemo quelli come Vincenzo De Luca che invece rifiutarono di aiutare la Lombardia. Un maramaldo a nostro parere, perché non si infierisce su chi sta morendo. Oggi però vogliamo anche ricordare a chi non ha memoria o rispetto che la situazione è cambiata: c’è più domanda di professionisti sanitari e dunque chi è stato pugnalato alle spalle avrà tempo e modo di curarsi le ferite. Già ora gli ospedali sono ridotti a pagare 90 euro all’ora i professionisti che lavorano nei turni serali, perché alla fine sono in pochi pronti a farsi sfruttare. L’idea che ci sia un dovere di farsi sfruttare è finalmente al termine dopo decenni in cui un certo Professore di Bologna vendeva come una buona idea quella di rendere gli italiani i cinesi d’Europa. Solo a livello di taglio degli stipendi e dei diritti, ovviamente. Oggi nella giornata internazionale dell’infermiere ricordiamo le vittime del Covid, ma anche tutto ciò che il loro sacrificio ha comportato, sia in termini di vite salvate, che di valori.

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Ci sarà un secondo giorno della Liberazione?

Ci sarà un secondo giorno della Liberazione? Perché passate le consuete e ripetitive polemiche sul 25 aprile, a breve sapremo se avremo un secondo giorno della liberazione: in questi giorni infatti il governo tra una guerra e altre emergenze sta valutando se togliere tutte le restrizioni. Un momento che fa tremare i polsi a tantissimi, perché il timore vero che striscia lungo la schiena di tutti noi è che sia l’ennesima delusione. Per anni abbiamo tirato avanti credendo ai governi che dicevano “questo è l’ultimo sforzo”, “pochi mesi e ne siamo fuori”, ma poi erano delusioni su delusioni. Perché questi politici dell’era moderna non hanno capito che se anche vinci nel breve periodo la battaglia per rispettare le trimestrali delle agenzie americane, nel medio lungo minare la fiducia di un popolo vuol dire perdere molto di più che la tenuta dell’economia. Il giorno infatti che dovesse crollare definitivamente Wall Street l’umanità si sveglierà lo stesso, ma se avrà distrutto fino all’ultimo legame di fiducia negli altri sarà una  vera jungla. Altrimenti, si troverà comunque un domani. Invece negli ultimi due anni si è colpito al cuore ogni singolo italiano che si è impegnato per sé ma anche per gli altri. Abbiamo avuto fiducia. Mugugnando, lamentandoci, ma a testa bassa abbiamo fatto tutto quello che ci è stato richiesto. E ora di fronte all’ultima promessa di riprendere la già triste vita vissuta prima del Covid, la domanda se ci sarà un secondo giorno della Liberazione assume connotati tutti nuovi. Quasi minacciosi. Perché anche nell’anima di un popolo dal cuore grande c’è posto per un numero finito di pugnalate.

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Asili e nidi oltre 700 assenze a causa del Covid

Alla data del 10 gennaio erano 734 le educatrici e gli educatori assenti negli asili e nei nidi di Milano a causa del Covid, un numero che crea “una situazione critica nell’orario ordinario”, dopo che per lo stesso motivo è stato già sospeso il post scuola. Lo ha spiegato la vicesindaca e assessore all’Educazione del Comune di Milano, Anna Scavuzzo, parlando della situazione in scuole materne e asili nido in commissione consiliare. Le assenze rilevate sono cresciute nel tempo passando dalle oltre 500 di metà settembre alle oltre 700 di questi giorni, su un totale di 3200 educatrici. I dati cambiano ogni giorno, “non sappiamo quante persone domani potranno non presentarsi perché hanno il Covid o sono positive – ha precisato la vicesindaca -. Quando abbiamo deciso di sospendere il post scuola avevamo questo andamento di dati”. Il servizio ordinario al momento “sta tenendo ma abbiamo avuto il 10% di sezioni nido e di scuole dell’infanzia che hanno dovuto contrarre l’orario e i bambini in alcuni casi sono stati mandati a casa alle 12:30 o alle 13, dipende dalle scuole – ha proseguito Scavuzzo -. Il numero di assenze continua a crescere e il monitoraggio che stiamo facendo racconta che se dobbiamo arrivare a un picco non ci siamo ancora arrivati, anche i certificati di tampone positivo stanno aumentando”. Per quanto riguarda la ripresa del post scuola non ci sono ancora indicazioni sulla ripresa del servizio. “Non riesco ad essere ottimista – ha concluso – vedendo la curva delle contrazioni del servizio ordinario. Il tema della tenuta dell’orario ordinario è prioritario, per fare in modo che i bambini possano usufruire del servizio fino alle 16:30”. ANSA

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