elezioni

Sala e Majorino : il centrodestra fa paura. De Corato (FdI): peggio che con loro non potrà mai andare

“Leggo che oggi, Sala, ha dichiarato che gli farebbe ‘paurissima’ una visione che è adesso la visione della destra, di chiusura, di confini” commenta in una nota il Senatore di Fratelli d’Italia Riccaro De Corato, ribattendo “La verità è che, ai milanesi, dopo l’attuale Sindaco ed anche il suo predecessore Pisapia, non potrà andare mai più peggio di così!”. “I milanesi, ormai, non hanno più paura di niente dopo i totali fallimenti delle Amministrazioni di Centrosinistra sotto diversi punti di vista – aggiunge, elencando per punti –  Dalla sicurezza, disastro totale, all’ambiente che è stato il loro tanto decantato e amato green”. Dulcis in fundo, poi, in ambito sportivo dove la vicenda legata allo stadio di San Siro docet”. “Il ‘compagno’ Majorino, invece, si è limitato a dichiarare ‘faremo di tutto per non far vincere il centrodestra” continua il meloniano “Tali, estreme, dichiarazioni, fino a quando vengono rilasciate da esponenti di Sinistra (che peraltro sono sodali nei confronti dei Centri Sociali e vanno anche a cena da loro), facenti parte della direzione nazionale del Partito, non creano alcun scalpore e allarmismo se invece, per assurdo, le avessero rilasciate membri del Centrodestra – conclude De Corato – avremmo assistito a scioperi, condanne e chissà cosa sarebbe successo”.

Sala e Majorino : il centrodestra fa paura. De Corato (FdI): peggio che con loro non potrà mai andare Leggi tutto »

Elezioni suppletive, Fabrizio Sala (FI): “Galliani candidato migliore”

“La politica deve, prima di tutto, sapere ascoltare: questo è l’obiettivo principale del comitato di Adriano Galliani, che abbiamo inaugurato oggi a Monza. Lui è il candidato migliore per dare forza al nostro territorio e per portare ancora più Brianza in Parlamento”. Lo ha dichiarato Fabrizio Sala, Deputato e Coordinatore Provinciale di Forza Italia Monza e Brianza, in occasione dell’inaugurazione del comitato elettorale di Adriano Galliani a Monza. “Adriano Galliani, infatti, rappresenta al meglio il saper fare tipico di questo territorio ed è l’uomo giusto per proseguire il lavoro che aveva iniziato in Brianza il Presidente Silvio Berlusconi. Forza Italia si conferma più unita che mai e, sotto la guida del nostro segretario Antonio Tajani, guardiamo al futuro con tanti nuovi traguardi da raggiungere”, ha aggiunto.

Elezioni suppletive, Fabrizio Sala (FI): “Galliani candidato migliore” Leggi tutto »

Come previsto hanno violato tutti il silenzio elettorale

Come previsto hanno violato tutti il silenzio elettorale. Roba da far rizzare i capelli: da chi è stato sul vago, con comunicati di cronaca che richiamavano i nomi di candidati e partiti, a chi è andato proprio dritto al punto invitando a votare un certo candidato della Lega appena uscito da un assessorato. Ma ci sono stati anche Fratelli d’Italia, piddini e quant’altro, segno che queste elezioni non interessano a nessuno e men che meno interessa a qualcuno seguire le regole che dovrebbero renderle valide. A quanto pare però sia del rispetto dei parametri democratici che dei rituali della democrazia rappresentativa sono ormai roba passata. Delle politica è rimasto poco perché dopo trent’anni di hate speech è sinonimo di malvagità e inganno. Ma la situazione stante è molto preoccupante, perché qualcuno il potere lo deve pure esercitare e se non è legittimato dal Popolo, o lo è da Dio o da sè stesso. Dunque bisogna iniziare a considerare che forse gli italiani si sono stufati della democrazia, non la ritengono più necessaria. Sono più attaccati al calcio o comunque a altro. Il tema dunque è capire come ci sia stato questo totale scollamento tra istituzioni e cittadini e come interpretarlo perché anche se gli italiani fanno spallucce poi le leggi le devono subire, pure se trovano qualche scappatoia qui e là per gabbare gli sceriffi di Nottingham. Infatti checché ne pensi il più impenitente qualunquista, non andare a votare non impedisce per nulla la formazione di governi locali o nazionali. Si è solo tornati al momento in cui poche migliaia decidevano le sorti di milioni di ignavi.  Se sia un cambiamento positivo o negativo, lo potranno dire solo i decenni a venire.

Come previsto hanno violato tutti il silenzio elettorale Leggi tutto »

E adesso che si fa?

E adesso che si fa? Se lo chiedono in tanti, anzi praticamente tutti. Giorgia Meloni ha subito archiviato la festa per il successo elettorale, perché deve formare un governo in tutta fretta. Secondo l’ormai ex segretario Pd Letta sta  reclutando gente per reintrodurre le camicie nere. Secondo persone più lucide sta cercando persone per costituire un governo che sappia governare. Sfida difficile, tanto più che ha tutte le attenzioni di chi pensava  di vincere col solo appoggio di poteri esteri. Quindi per ora Meloni limita apparizioni e dichiarazioni, mentre tutti sperano che stia lavorando sul cosa fare per affrontare un duro inverno. La prossima grande sfida  politica imminente è la Lombardia, in secondo piano il Lazio. La Lombardia viene prima perché potrebbe essere il de profundis della Lega targata Salvini: lui è un altro che si chiede: e adesso che si fa? Perché Salvini ha cercato di vendere la  debàcle come un successo parlando della “quota cento” parlamentari, ma tanti (Maroni in primis) non sono convinti che l’ennesimo insuccesso elettorale possa essere  considerato una vittoria. E se per caso fosse Meloni a decidere chi sfiderà la sinistra per Regione Lombardia, potrebbe essere l’occasione degli anti-salviniani per togliersi il paninaro di torno. Ma c’è chi sta pure peggio: il Pd sta finalmente ragionando  sull’opportunità di sciogliersi. Dopo anni e anni di “chi siamo?”, il partito ha capito che forse il Pd non è mai esistito. Era solo un’accozzaglia anti qualcosa. Una sorta di comitato di liberazione nazionale in versione sfigata. Una parodia a suo modo. E ben riuscita. Negli ultimi dieci anni infatti non ha mai fatto nulla di sinistra. Perché i soldi per i poveri, partite iva comprese, li chiedevano altri. Come il Movimento 5 Stelle e le destre. Il Pd si è limitato a governare, con un sottile piacere quando si parlava di governi tecnici che senza essere eletti tagliavano qui e là diritti e sostegni alle fasce deboli mentre gli ex colleghi dei Monti e dei Draghi facevano affari d’oro affossando l’economia degli Stati. Quindi l’e adesso che si fa del Pd pare essere il “adesso ci si scioglie”. Come è giusto che sia. Quelli di destra andranno con Calenda e Renzi, mentre quelli di sinistra si divideranno tra Verdi e M5S diventando di nuovo politici di sinistra. O almeno così sembra che possa andare. Ma di fatto, ovunque ci si giri risuona sempre la stessa domanda: E adesso che si fa?

E adesso che si fa? Leggi tutto »

Il tam tam della paura e la voglia di 26

Il tam tam della paura e la voglia di 26. Complice anche la campagna elettorale è infatti scattato un tam tam della paura che non si vedeva da un po’. Ci sono titoli di giornale come “Non ci sono prove che Putin userà l’atomica, ma potrebbe”. Giornali seri eh. Perché ormai tutti hanno l’ansia. Letta ha l’ansia di trovarsi un Orban donna che comanda in Italia. Meloni ha paura di disordini perché fiuta l’ansia generale. Mezza Italia ha l’ansia perché potrebbe non bastare gas e luce per l’inverno e metà ha il terrore delle bollette da pagare. Calenda ha paura di scoprire che piace più ai media e ai cda che agli italiani. Conte ha l’ansia di cosa fare con Grillo dopo le elezioni. Mattarella ha l’ansia perché il timore di un governo iper sovranista con Salvini che vuole spendere soldi che non ci sono. L’italiano medio sta ancora strappando gli ultimi giorni di ferie. Qualcuno è già in piena rincorsa lavorativa con l’ansia di fatturare a sufficienza fino a fine anno. In generale, tutti non ne possono più- C’è bisogno di primavera, ma manca ancora autunno e inverno. In tutto questo il rilancio dei messaggi ansiogeni è perpetuo. Su tutti i livelli e tutti i canali. Ma l’unico effetto di questo tam tam del terrore è una gran voglia di 26 settembre. Quando, sperano tutti, si formerà un nuovo governo e cesseranno i tristissimi battibecchi di questi ultimi mesi. Di Maio forse dovrà trovarsi un lavoro vero, ma non sarà un dramma dopo essere stato anni al vertice del governo. Invece gli italiani forse saranno esentati da altri giochetti su chi spara la paura più grossa e avranno una classe dirigente in grado di portarli fuori dalle secche. Anche se è la speranza dell’ultimo miglio: sfidiamo chiunque a trovare almeno due proposte vere avanzate dai partiti in corsa per il potere. Senza guardare su google. Sarebbe difficile comunque, perché si è parlato tanto, ma senza dire molto.

Il tam tam della paura e la voglia di 26 Leggi tutto »

Elezioni. Sala: replicare il modello Milano nel paese

“L’indice di fiducia delle aziende che si misura in una scala da -100 a +100, in questo momento in cui tutto va negativo, è +41. Non siamo un Paese da buttar via, siamo un Paese con un mondo imprenditoriale forte, ma c’è anche una tensione sociale che è altrettanto forte”. Lo ha evidenziato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, parlando del “contributo di fiducia” nel Paese che vuole dare alla campagna elettorale. “Milano non è il meglio che c’è, ma ha la capacità di mettere insieme un po’ tutto. Questo credo sia il contributo e il messaggio che posso dare” ha aggiunto a margine di un faccia a faccia con il segretario del Pd, Enrico Letta. Il mio contributo alla campagna elettorale, ha ribadito, “è spiegare che quello che sta facendo Milano è difficile da replicare, ma non impossibile. Porterò una visione che oggi non vedo emergere abbastanza anche e soprattutto dalle altre parti politiche di un futuro che è basato su sviluppi urbanistici o di grandi opere collegati a sistemi di mobilità pubblica e verde. Un nuovo disegno contemporaneo della città che può essere anche del Paese è qualcosa che credo serva. Vorrei portare un contributo di fiducia partendo da Milano”.

Elezioni. Sala: replicare il modello Milano nel paese Leggi tutto »