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I vescovi lombardi esortano i cristiani a impegnarsi in politica

Nel corso della sessione primaverile della Conferenza episcopale lombarda, svoltasi a Caravaggio (BG) il 13 e 14 marzo, i vescovi della Lombardia hanno elaborato una nota relativa all’impegno dei cristiani in politica, in particolare in vista delle prossime elezioni europee (8-9 giugno). La CEL riunisce le Diocesi di Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Milano, Pavia e Vigevano. Di seguito il testo della nota. Un appello in tre punti 1. Primo L’assunzione di responsabilità da parte dei cristiani e delle persone serie, capaci, oneste in politica è particolarmente urgente in questo tempo. L’interessamento e l’impegno diretto in politica è una doverosa espressione della cura per il bene comune. L’indifferenza che induce all’astensionismo, il giudizio sommario che scredita uomini e donne impegnati in politica sono atteggiamenti che devono essere estranei alla comunità cristiana. Sono chiamati a farsi avanti uomini e donne che siano voce coraggiosa e sapiente, profetica e realistica per dire: no alla guerra assurda e disastrosa, noi cerchiamo la pace giusta e possibile; no alla follia delle armi che guadagna nel distruggere, noi chiediamo che ci siano risorse per costruire e curare; no alla diseguaglianza scandalosa che con sperperi irresponsabili rovina i popoli, ignora i poveri e distrugge il pianeta, noi siamo assetati di giustizia e dedicati alla solidarietà; no all’ambigua tolleranza che apre le porte al denaro sporco che si moltiplica sfruttando le debolezze umane, incrementando dipendenze, approfittando del sovraindebitamento, noi pratichiamo e insegniamo la legalità; no alla cultura individualistica e libertaria che legittima l’aborto come diritto e non rispetta la vita di persone fragili, noi chiediamo che la legge difenda i più deboli; no a una gestione delle risorse della comunità che trascuri i bisogni primari della casa, del lavoro, della formazione, noi proponiamo alleanze per condizioni di vita dignitose per tutti. 2. Secondo Le elezioni europee ed amministrative sono un esercizio doveroso di democrazia e di responsabilità civile che coinvolge tutti i cittadini e sollecita anche il manifestarsi di disponibilità al servizio delle istituzioni. La comunità ecclesiale guarda con stima a coloro che, anche sacrificando tempo ed energie personali e familiari, scelgono di dedicarsi al bene comune. I cristiani che ricoprono responsabilità in ambito politico e amministrativo devono trovare nella comunità cristiana il contesto propizio per alimentare la loro fede nell’ascolto della Parola di Dio, per motivare il loro servizio al bene comune, per trovare negli insegnamenti della Chiesa e nel confronto fraterno il contesto propizio per un saggio discernimento. Compito dei pastori è formare le coscienze, motivare l’impegno, incoraggiare le responsabilità, astenersi dal prendere posizioni nel confronto tra i partiti e le persone che si presentano per raccogliere il consenso dell’elettorato. 3. Terzo Le strutture delle parrocchie e degli altri soggetti ecclesiali non possono essere utilizzate per la campagna elettorale. La comunità cristiana, associazioni e movimenti devono sentirsi incoraggiati a promuovere di propria iniziativa opportuni confronti su temi sociali e iniziative di formazione per suggerire criteri di discernimento in ogni ambito della vita, anche in quello politico e amministrativo. Si deve valutare l’opportunità che i candidati nelle elezioni amministrative e politiche sospendano incarichi pastorali per evitare di essere motivo di divisione nelle comunità cristiane e per favorire la libertà di tutti sia nel proporsi sia nel votare. Conclusione Verranno giorni di pace? Sarà possibile una società più giusta? Sapremo costruire una città, un paese, un’Europa dove sia desiderabile abitare insieme? Noi che andiamo a votare diciamo alla gente di oggi e alle generazioni future: sì, sarà possibile, perché ciascuno di noi, secondo le sue responsabilità, competenze e ruoli mette mano adesso all’impresa di aggiustare il mondo!

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Sala: concluso il mandato mi piacerebbe continuare a fare politica

Il Sindaco Bepper Sala, al termine dell’evento “L’Europa che vogliamo” promosso da Energia Popolare, si è fermato a parlare del suo futuro con i giornalisti presenti in sala. Premesso un “non so cosa farò” ha sottolineato “il mondo delle aziende e della finanza è un capitolo chiuso della mia vita”. Evidentemente, al termine del mandato da Sindaco che scadrà nel 2027, è sua intenzione restare nel mondo della politica, cosa di cui non fa mistero “Mi piacerebbe sicuramente continuare in politica” ha infatti detto “O comunque vorrei impegnarmi nel sociale – ha aggiunto, spiegando –  certo poi è anche una questione di finestre e opportunità, per cui manca ancora troppo tempo, tre anni sono lunghissimi. Rimane il fatto che ormai ho capito che se dovessi e potessi continuare a lavorare sarebbe sul fronte politico e sociale”. Per quanto riguarda un suo futuro collocamento nel PD ha precisato “Questo lo vedremo, ne parlo spesso anche coi vertici del PD, credo che il fatto che io sia sempre stato indipendente sia stato un vantaggio per tutti. Per me perché mi ha garantito una autonomia decisionale e operativa che è stata utile, ma anche per il Pd“. Sala ha comunque lasciato aperto uno spiraglio per il partito della Schlein  “il Partito Democratico si è sempre comportato in maniera leale con me, è inutile negarlo: è il mio partito di riferimento, il mio azionista di maggioranza in consiglio e in giunta rapporti sono sempre stati buoni” concludendo però con il ribadire “Detto ciò, credo che sia giusto e utile continuare da indipendente”.

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Un mondo sempre più sorprendente: per una volta i politici lavorano d’estate

Un mondo sempre più sorprendente: per una volta i politici lavorano d’estate. Dobbiamo dirlo perché spesso in questo periodo storico sembra esserci un piacere morboso nel ripeterci come stiamo per morire male. Possibilmente poveri, malati e in modi terribili. Siamo la generazione cresciuta con le teste mozzate dell’Isis, le persone bruciate vive, intere nazioni ridotte peggio dell’Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. Siamo quelli che ricorderanno le statue distrutte in Afghanistan, Iraq, Olanda, America. Degli Stati Uniti ricorderemo le Torri Gemelle distrutte e l’assalto al Parlamento da una banda di scappati di casa vestiti da capo indiano dei film di John Wayne. Le epidemie che hanno fermato il mondo, roba con effetti più devastanti dell’Aids per il secondo Novecento. Tanto che la nuova Aids, il vaiolo delle scimmie, preoccupa molto meno gli esperti di quell’eredità del secolo passato. La crisi energetica è stabile come quella economica. Insomma la realtà fa abbastanza schifo. Specialmente per chi ha visto la fine di tempi molto diversi. E dunque ce la raccontiamo questa disgrazia chiamata presente, ma stiamo perdendo il gusto di vedere gli aspetti positivi. Dopo trent’anni di manettarismo come soluzione di tutti i mali disprezziamo la politica profondamente, tanto che persino i democratici preferiscono sostituire il Parlamento con Monti e Draghi. Eppure viviamo in un mondo sempre più sorprendente: per una volta i politici lavorano d’estate. Perché l’ultimo sussulto di vita politico ha costretto tutti i politici a organizzarsi in fretta e furia per le elezioni nazionali del 25 settembre. E allora perché non cogliere anche questo aspetto positivo? In fondo siamo bravi a sottolineare “il vero problema” “la vera emergenza” e così via. Per una volta troviamo una spigolatura positiva. I politici lavorano, pure in estate. Riconosciamolo. Non vuol dire assolverli per tutto il resto, ma solo constatare che per una volta nella grande confusione sotto il cielo c’è anche qualche spiraglio di luce.

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Chi è Roberto Di Stefano

Chi è Roberto Di Stefano. Nasce a Milano il 24 agosto 1977. Frequenta  dal 1991 al 1996 l’istituto LT.l.S. A. Spinelli di Sesto San Giovanni dove acquisisce il titolo di perito informatico. Prosegue gli studi all’Università Statele di Milano dove tra il 1999 e il 2005 consegue una Laurea Magistrale in Scienze Politiche indirizzo Economia Politica con una testi dal titolo “Ostacoli alla liberalizzazione del mercato assicurativo”.  Dopo una breve esperienza in Pirelli nel 1998 trova un impiego in Eriksson Telecomunicazioni fino al 2001 come project manager. Poi  lavora dal 2001 al 2006 per la Winterthur Assicurazioni S.p.A. come Analista Organizzativo IT e SW Certification e poi in Aurora Assicurazioni S.pA RC auto. Tra il 2011 e il 2012 diventa amministratore delegato della Bic La Fucina scarl e dal 2013 a oggi passa in Unipol spa sempre nel settore RC auto. Negli anni coltiva una carriera politica che ha il suo momento di massimo successo, almeno per il momento, nelle fila di Forza Italia, sotto le cui bandiere diventa sindaco di Sesto San Giovanni nel 2017. La sua vittoria elettorale lo rende uno dei personaggi di spicco del centrodestra lombardo perché Sesto San Giovanni è una città con una tradizione politica di sinistra molto radicata, tanto da guadagnarsi il titolo di Stalingrado d’Italia. Una caratteristica della sua carriera politica è stata il sodalizio con la moglie Silvia Sardone con cui in tutte le fasi della loro esperienza politica continua a coltivare un rapporto che li rende una coppia in grado di ottenere sempre forti risultati nelle urne. Nel 2020 Di Stefano lascia Forza Italia e seguendo proprio la strada già intrapresa dalla moglie entra nella Lega di Matteo Salvini. Informazioni di contatto +1 347-817-5709 Cellulare r.distefano@sestosg.net E-mail

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Attacco alla Cgil, Agricola (Lega): “Intollerabili gli atti di violenza contro le sedi istituzionali”

Attacco alla Cgil, Agricola (Lega): “Intollerabili gli atti di violenza contro le sedi istituzionali”. L’esponente della Lega ha commentato così l’assalto alla sede nazionale della Cgil:  “Rompere una sede della CIGL cosa mi dovrebbe significare? Quale scopo è stato raggiunto? Che vantaggi avete ottenuto? Manifestare é un diritto inalienabile, ma la violenza vista a Roma non ha niente a che vedere con il diritto di protestare. Sono intollerabili gli atti di violenza anche e soprattutto contro le sedi delle istituzioni. In piazza non c’erano solo persone che volevano manifestare pacificamente, ma si devono essere infiltrati anche i “soliti noti” che hanno approfittato dell’occasione per mettere a soqquadro Roma con azioni e modalità eversive. É inutile attaccare il ministro dell’interno, perché in alcuni contesti NON é prevedibile l’azione violenta. Va da sé che prendo le distanze dai fatti gravissimi avvenuti a Roma e da certi individui che si identificano con queste azioni”. Una posizione quella dell’esponente della Lega che ha trovato subito molto appoggi nella comunità politica meneghina come Eleonora Galetto, Lucia D’errico, Federica Leidi, Francesca Destro, Riccardo Barbieri, Davide Arbizzoni, Antonio Barbato.

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Manifestazioni. PM: Polizia fa il suo dovere la politica dia chiarimenti

“Le istituzioni fanno il loro dovere e stanno fronteggiando al meglio questo fenomeno che desta preoccupazione e che lascia intravedere un futuro imprevedibile, se la politica non chiarisce le sue linee di azione”. Lo ha detto il pm Alberto Nobili, capo del pool antiterrorismo milanese, sulle manifestazioni ‘no Green pass’ sempre più violente e che a Milano sabato hanno portato ad un arresto e 57 denunce. “Evitando situazioni di conflittualità violenta – ha detto – le istituzioni stanno cercando di gestire al meglio il disordine, bisogna elogiare il comportamento della polizia e l’efficacia del coordinamento della Digos”. ANSA

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