Blackout, basta prendersela con i cittadini

Blackout, basta prendersela con i cittadini. L’ondata di caldo piovuta su Milano ha un solo precedente recente, quella arrivata durante il luglio del 2015. A essere scaramantici pare che a ogni manifestazione internazionale assegnata al capoluogo lombardo corrisponda un’onda di bollore, sarà il caso di ricordarselo per il 2026. Ma corna e cornetti a parte, non ci piace come si è incardinato il dibattito pubblico sulle evidenti carenze del servizio Unareti. La società, insieme ad A2A, chiede pesanti bollette ai privati cittadini, mentre favorisce le aziende perché sono clienti più consistenti. Ed è quindi una giusta vendetta del fato se sono proprio i rappresentanti delle aziende ad aver attaccato i gestori del servizio per i blackout dei giorni scorsi. Unareti per quanto ci riguarda è una pessima realtà perché pretende costi improbabili, (vogliamo parlare del perpetuo affitto dei contatori che siamo tutti stati obbligati a installare?), e servizi sempre meno efficienti perché quello che era normale oggi è un extra. In attesa che i cinesi riescano a normalizzare la situazione limitando il ladrocinio di massa come sta avvenendo nel mercato dei Giga per gli abbonamenti telefonici, bisogna sottolineare quanto sia patetica la linea di Lino Stoppani. Il rappresentante dell’Enpam ha criticato duramente Unareti per i blackout in Galleria Vittorio Emanuele II. Ora caro Stoppani per non superare ulteriormente il segno, la inviteremmo a chiedere prima ai suoi cari associati di non lasciare le porte aperte con l’aria condizionata a palla. Forse il marketing prevede che così più persone entreranno a farsi svuotare legalmente il portafoglio, ma è oggettivo che si consumi una quantità di energia sesquipedale. I treni di aria fredda che escono dai negozi del centro sono quasi in grado di cambiare il clima di certe vie, ma per colpa vostra migliaia di cittadini boccheggiano a casa propria. E si sentono pure dire che è colpa loro se salta la corrente perché non vogliono morire di caldo. Per i blackout è ora di smetterla di prendersela con i cittadini. Il diritto a usufruire di una tecnologia di massa è sacrosanto, pensino piuttosto le aziende a investire in altri modi per trovare l’energia che gli occorre per continuare nella tamarrata delle porte aperte, altrimenti si chiudano queste benedette porte e si abbassi il condizionatore.